(una precisazione: ho lasciato il genere femminile per comodità ma lo stesso principio vale per FIGLI MASCHI o FEMMINE).
Avendo due figlie femmine, l’argomento mi tocca da vicino. E’ quasi inevitabile nella nostra società, così centrata sull’immagine e su un certo tipo di ideale fisico, che questa domanda arrivi; purtroppo, anche molto presto: mia figlia me l’ha “sparata” in prima elementare, decisamente presto, e, se penso a come ero io alla sua età, che a certe cose proprio non ci pensavo, mi dispiace molto che già così giovani debbano preoccuparsi di queste cose. Ma tant’è, prepariamoci e vediamo come fare!
Per prima cosa, prendiamo un bel respiro e fermiamoci un momento: non rispondiamo la prima cosa che ci passa per la testa, cioè: “certo che no!”
A questo punto, seguiamo questi step, che, tengo a sottolinearlo, sono identici per tutte INDIPENDENTEMENTE dal peso di nostra figlia.
1° step: riconoscere la sua sofferenza.
Stiamo con loro in questo momento di difficoltà, rispecchiamo ciò che provano: “mi sembri triste/turbata/in difficoltà, che succede?”. Nostra figlia non ci sta parlando della sua percentuale di grasso corporeo, ci sta parlando della sua rabbia, tristezza, ansia…Anche noi spesso dicendoci:” mi sento grassa” in realtà stiamo parlando di emozioni. Risponderle subito: “certo che no” da un lato chiude il dialogo e dall’altro trasmette l’idea che essere grassi sia di per sè una cosa sbagliata. Noi vogliamo che si sentano accolte da noi, al di là della loro taglia.

2° step: chiedere.
“Come mai mi stai dicendo questo? E’ successo qualcosa? Quando hai iniziato a sentirti così? Perchè ti preoccupa essere grassa? Cosa significa per te?”. Dopo averla validata, indaghiamo a fondo sulle ragioni della sofferenza.
3°step: condividere.
“Capita a tutti di sentirsi così, di tanto in tanto. Non c’è nessuno che apprezza sempre e comunque il suo corpo o che non voglia cambiare qualche parte di esso. Anche a me capita o è capitato di provare ciò che provi tu e so che non è piacevole”. E’ utile far capire che non sono sole a provare certe cose, ed è umano non piacersi sempre; noi saremo sempre disponibili a parlarne.
4°step: parlare.
E’ un momento prezioso per parlare di come la nostra cultura tenda a stigmatizzare e discriminare le persone con un corpo che non rientra negli standard e che noi non condividiamo questo messaggio. Come vengono rappresentate le persone con un corpo plus size? E quelle magre? Parliamone insieme e parliamo di come non siamo costrette ad aderire a certi messaggi, a dare il nostro consenso, per esempio smettendo di seguire certi personaggi o non acquistando marche che rinforzano certi stereotipi.
In questo modo, nostra figlia capirà che siamo sempre disponibili ad accogliere le sue difficoltà, che la apprezziamo qualunque sia il suo aspetto fisico e che non spaventa noi per prime parlare di corpo e peso. Perchè sia davvero così è bene però cominciare ad interrogarci su come noi stiamo con il nostro corpo, e su quali messaggi inviamo alle nostre figlie su di esso: siamo sempre a dieta? Commentiamo di frequente il nostro peso? Parliamo di “fare le brave” quando mangiamo in un certo modo? Fate caso a come vi parlate perchè questi sono i messaggi più potenti cui le vostre figlie sono esposte.
dott.ssa Mara Pavanel

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